MANIFESTO PER LA RIPRESA

tempi straordinari richiedono azioni straordinarie

PREMESSA

Il Coronavirus ha rivoluzionato le nostre vite, cambiato il nostro modo di vivere quotidiano e aumentato le fasce a rischio povertà. Per ripartire dopo l’emergenza non possiamo permetterci di navigare a vista, ma abbiamo bisogno di politiche strutturali per indirizzare il futuro di Verona. Dalle crisi le città virtuose tirano fuori il meglio di loro stesse. Per farlo, però, serve una politica lungimirante, in grado di valutare le fragilità, i rischi, le opportunità. Serve programmare le politiche del futuro voltando pagina e ripartendo da zero, anche nella concezione del bilancio comunale (zero-based budgeting). Serve coinvolgere di più le migliori risorse cittadine, donne e uomini, rendere la struttura comunale più efficiente, progettare investimenti a lungo termine, inserire la città in un sistema di relazioni europeo.

1.ATTIVITÀ ECONOMICHE

Sconti IMU, zone a “tasse zero” e semplificazione per aiutare la ripresa

Occorre snellire oneri e procedure burocratiche per le attività commerciali, professionali, culturali anche attraverso la digitalizzazione. Meno autorizzazioni, ottenute più in fretta, per ripartire subito. Verona deve predisporre iniziative a sostegno delle attività più colpite dalla crisi, come commercio e turismo, e agevolare l’insediamento di nuove imprese, start-up innovative e giovani professionisti. Il Comune deve offrire ai proprietari di immobili con attività commerciali in affitto sgravi IMU, anche pluriennali, a fronte della disponibilità a sospendere o ridurre gli affitti, per aiutare i negozi di vicinato a rialzarsi preservando i posti di lavoro. Si possono creare vere e proprie zone della città a “tasse 0”, per rilanciare le aree dismesse di Verona e restituirle ai cittadini che vogliono costruire il proprio futuro qui. Uffici, negozi, artigiani e studi professionali, commercianti e start-up, molte sono le attività che potranno avere inizio in zone come Basso Acquar e Verona Sud o altre aree dismesse che attendono solo di essere recuperate.

 

2.FAMIGLIA:

La città di domani si costruisce aiutando le famiglie di oggi. Tutte.

L’emergenza ha scoperto il vaso di Pandora: quello di un welfare familiare assolutamente inadeguato. In attesa che anche lo Stato intervenga, il Comune non può stare a guardare: bisogna riformare e ampliare l’offerta dei servizi per l’infanzia, anche grazie alle partnership pubblico-privato. Serve creare spazi famiglia nei quartieri dotati non solo di asili nido o scuole materne, ma anche spazi di socialità e di servizi dedicati a bambini e genitori. Il Comune deve dialogare con famiglie e organizzazioni del territorio per ascoltare i loro bisogni e introdurre soluzioni innovative con coerenza e tempestività. Per primi abbiamo introdotto un bonus per le neomamme under 30, ma siamo consci che non è sufficiente: Verona deve investire a largo raggio sulla natalità, non solo con contributi economici ma anche ripensando gli orari dei servizi per l’infanzia, adeguandoli alle necessità di chi lavora, supportando le iniziative di welfare aziendale e prevedendo sconti specifici per mezzi pubblici, musei, tasse comunali e utenze per andare incontro ai nuclei familiari.

 

3.MOBILITÀ

Infrastrutture e tecnologie per una città libera di muoversi

Verona ha bisogno di ripensare la propria mobilità, pubblica e privata, per diventare più efficiente, meno trafficata, più vivibile. Serve creare un nuovo equilibrio fra spazi per pedoni, biciclette mezzi pubblici e privati.

La città ha bisogno di un nuovo piano della sosta, con parcheggi di interscambio sulle direttrici principali di ingresso e posti auto riservati ai residenti in tutti i quartieri, al fine di decongestionare il traffico in città. Per rendere davvero efficace la mobilità sostenibile e condivisa (biciclette e monopattini), serve una rete di percorsi ciclabili che connetta i quartieri al centro e i quartieri fra loro, introducendo anche bikesharing a pedalata assistita. Mentre aumentando le corsie preferenziali per i mezzi pubblici e introducendo un servizio di car sharing si offrirà un’alternativa competitiva ed efficiente alle auto private. Infine, dialogando con i Comuni vicini sarà possibile realizzare un piano di mobilità sostenibile oltre i confini della città.

Un sistema di trasporto nuovo cui servono tecnologie innovative, per connettere fra loro i diversi sistemi di spostamento e raccogliere le informazioni in un’unica app: disponibilità in tempo reale di parcheggi, bike-sharing e monopattini, il tempo di arrivo degli autobus, traffico in città.

 

4.VICINI ALLE FRAGILITÀ:

Una città che lavora insieme per non lasciare indietro nessuno

L’Amministrazione comunale non può farcela da sola, è un dato di fatto che l’emergenza ha mostrato in tutta la sua chiarezza. Per offrire servizi sociali adeguati e rispondere ai nuovi bisogni è indispensabile l’apporto del Terzo Settore: il mondo del volontariato, della cooperazione, del privato sociale, cui dev’essere dato un ruolo centrale nella programmazione futura della città.

Bisogna immaginare un welfare cittadino fondato sulla sussidiarietà, per consentire al Terzo Settore di operare a fianco del Comune in modo strutturale e incentivando convenzioni e partnership pubblico-privato per fornire nuovi servizi sociali, senza lasciare nessuno indietro: bambini, giovani, anziani, soggetti che vivono nella marginalità, persone con disabilità, famiglie, ma anche chi ha perso o rischia di perdere il proprio lavoro.

La questione abitativa deve essere in cima alle priorità, per evitare il peggioramento delle condizioni di vita dei “nuovi esclusi”. Occorre rilanciare gli investimenti in edilizia residenziale pubblica e promuovere progetti di social housing.

 

5.INFRASTRUTTURE:

Una strategia infrastrutturale per tornare a pensare in grande

Senza grandi opere una città non può crescere e Verona, da questo punto di vista, è ferma da più di trent’anni. Bisogna invertire la rotta, perché una città prospera, competitiva e attrattiva ha bisogno di infrastrutture per rimanere tale. La vocazione di Verona è quella di città-snodo, porta verso il nord Europa e baricentro dell’area padana: il suo sviluppo futuro non si gioca sui progetti dello stadio, ma su infrastrutture vere e “pesanti”, quelle che strategiche cambiano realmente il volto delle città. Serve risolvere una volta per tutte il problema del collegamento città-aeroporto, anche vagliando progetti nuovi e più efficienti. Bisogna rimettere al centro del dibattito la posizione attuale della Fiera, che rende impossibile la creazione dei servizi indispensabili per un polo fieristico moderno e internazionale. Si deve modificare in modo radicale la mobilità a Verona Sud, e progettare infrastrutture viabilistiche capaci di portare i volumi di traffico al di fuori del centro urbano per decongestionare la città e i quartieri anche grazie a una metropolitana di superficie realizzata con i comuni di cintura riattivando le tratte ferroviarie esistenti.

 

6.CULTURA

Un museo diffuso e un teatro in ogni piazza per fare di Verona una capitale culturale

Quello culturale è comparto tanto cruciale per Verona, quanto sfaccettato. Dai giganti come i Musei Civici o Fondazione Arena sino alla galassia di musicisti, attori e artisti indipendenti, tutto il settore deve essere rilanciato puntando su eventi più contenuti e distribuiti nella città, per parcellizzare il numero dei partecipanti e far ripartire al più presto le attività. Verona deve investire in un’offerta di qualità, puntando su festival diffusi sul territorio, capaci di attirare cittadini e turisti, e sulla valorizzazione del suo patrimonio storico e artistico. Deve semplificare la burocrazia per gli artisti di strada e le esibizioni dal vivo; creare una rete stabile tra musei, università, grandi e piccoli teatri, associazioni per un grande programma shakespeariano e dantesco; investire in mostre di qualità utili a far conoscere le nostre bellezze attraverso una fondazione dei musei civici; sostenere le produzioni teatrali e cinematografiche; diventare una capitale della musica trasformando la stagione areniana in un vero festival che coinvolga la città tutto l'anno e a tutti i livelli, organizzando concerti nei quartieri e ideando un programma organico fatto di classica, jazz e contemporanea che culmini in una Festa della Musica.

 

7.GIOVANI

Costruire il futuro investendo sui veronesi di domani

Anche a Verona, la retorica sui giovani abbonda. Depositari di un futuro che sembra non arrivare mai, le ragazze e i ragazzi tra gli anni della scuola superiore e quelli dell’accesso al lavoro sono veri e propri fantasmi per le politiche pubbliche. Eppure, mai come dopo la crisi sembra urgente agevolare un passaggio generazionale troppo a lungo ritardato, investendo su coloro che abiteranno la città di domani: è una questione di sopravvivenza, oltre che un’opportunità di crescita.

Verona deve riscoprire la propria anima di città degli studenti, aumentando le sinergie con l’Università e con gli altri istituti di alta formazione come Accademia di Belle Arti, IUSVE e Conservatorio, per elaborare progettualità comuni che lascino spazio ai giovani e ne favoriscano il futuro professionale. Ma deve rendersi attrattiva anche per chi non studia più, favorendo l’imprenditoria giovanile, offrendo servizi e incentivi mirati, adottando politiche sulla casa e lavorando con tutti gli attori economici e istituzionali per stimolare l’insediamento di imprese capaci di creare posti di lavoro qualificati.

 

8.SPAZI URBANI E QUARTIERI

Aree pedonali e riqualificazioni per tornare a vivere i nostri quartieri

I quartieri devono tornare al centro della pianificazione, per diventare luoghi più vivibili grazie a interventi urbanistici leggeri. Le distanze sociali imposte dall’emergenza devono trasformarsi in azioni concrete per ripensare i nostri spazi pubblici. Serve un piano straordinario di riqualificazione che crei in ogni quartiere spazi pedonali belli, sicuri e liberi dalle auto, per aumentare la vivibilità delle aree interessate e favorire i cosiddetti negozi di vicinato, che mai come in questo momento si sono rilevati una risorsa preziosa da difendere. Non cantieri infiniti, ma interventi di “urbanismo tattico” economici e a basso impatto, per trasformare il volto della città a partire da ciò che già esiste: campetti sportivi, giardini e piazze di quartiere che devono tornare a vivere anche attraverso interventi di riqualificazione partecipata.

 

9.TURISMO

Dalla quantità alla qualità per un turismo che generi ricchezza diffusa

Il turismo, per Verona, è un’importante fonte di ricchezza. Una risorsa cresciuta negli anni, ma in maniera incontrollata, con amministrazioni più attente ai grandi numeri che alla qualità, a riempire le piazze di mercatini più che a far vivere la città e il suo commercio. Purtroppo la crisi ha colpito duro, mostrando i punti deboli di un settore all’apparenza prospero. Per ripartire occorre domandarsi di quale turismo ha bisogno Verona per il suo futuro. Ha senso continuare a puntare su un turismo concentrato in pochi luoghi affollati, mordi e fuggi, che induce i veronesi a non frequentare più la loro città? Verona deve cambiare passo, rilanciando il proprio nome con un piano di marketing territoriale che arricchisca e alzi il livello dell’offerta turistica. Con la sua storia, il suo territorio, il suo patrimonio artistico, naturale ed enogastronomico Verona è una città dai mille volti, e deve iniziare a mostrarli tutti. Itinerari per valorizzare le sue bellezze meno note, percorsi per scoprire le eccellenze del suo territorio, anche a due passi dalla città, tutela delle botteghe storiche e incentivi all’artigianato di qualità sono gli elementi per creare microeconomie territoriali, rendendo il turismo una fonte di ricchezza sostenibile per l’intera città.

 

10. AMBIENTE

Più attenzione all’ambiente per risparmiare risorse e generare ricchezza

Le risorse ambientali sono un patrimonio e una ricchezza dei cittadini, il loro uso sostenibile e la loro protezione soddisfano i bisogni presenti della popolazione senza comprometterle per le generazioni future. Preservare l'ambiente significa promuovere lo sviluppo: lo dicono le normative europee e ce lo confermano le aziende e i cittadini. Investire in politiche ambientali equivale a generare ricchezza risparmiando risorse. Verona deve lanciare un piano per l’efficienza energetica negli edifici comunali per stimolare l’economia oggi e ridurre le bollette, liberando risorse per il futuro.

La nostra città deve ripensare da zero la gestione dei rifiuti aumentando la raccolta differenziata, ancora sotto al 50%, modulando la TARI in base alla produzione effettiva e trasformando Ca’ del Bue in un impianto per la produzione di biometano.

Infine, la città ha bisogno di un piano massiccio di forestazione urbana per contribuire a migliore la qualità dell’aria, da anni tra le peggiori in Italia, e la qualità della vita.

 

11.EDILIZIA

Ripartire dall’edilizia per creare lavoro

Rinnovare il patrimonio immobiliare è lo strumento più rapido ed efficace per far ripartire l’economia dopo le grandi crisi. Non abbiamo, per fortuna, città da ricostruire, ma una grande mole di edifici pubblici e privati che richiedono manutenzione, restauri, adeguamenti strutturali per migliorare la resilienza agli eventi sismici e climatici. Il Comune deve promuovere gli investimenti privati in edilizia, ma anche fare la sua parte.

Serve un piano complessivo per l’edilizia scolastica e popolare, edifici spesso vecchi, trascurati e mai adeguati agli standard di sicurezza, anche in caso di eventi sismici e climatici. E occorre intervenire anche sul patrimonio storico e monumentale, restaurando palazzi ed edifici antichi di proprietà pubblica, a partire da quelli a destinazione museale.

Bisogna semplificare le procedure per stimolare nuovi cantieri, e promuovere interventi a volumi zero, per il recupero dell’esistente dopo anni di speculazione. Una città che si rinnova senza consumare suolo, ma generando moltissimi posti di lavoro.

 

12.TECNOLOGIA E SEMPLIFICAZIONE

Una città intelligente, efficiente, semplice al servizio di chi la abita

Il coronavirus ci ha mostrato quanto i dati siano essenziali per gestire la pandemia in ambito sanitario. Ma i dati sono indispensabili anche per la programmazione di moderne politiche cittadine: dallo studio della mobilità, all’erogazione di servizi al cittadino, dalla sicurezza, alla gestione dei flussi turistici. Per questo il Comune deve redigere un proprio piano Smart City dove vengano definiti strategie, obiettivi e investimenti per asset cruciali come infrastrutture tecnologiche, 5G, e analisi di BIG DATA. In un settore così strategico, affidarsi ciecamente ai partner industriali non è sufficiente: il Comune deve indicare la via, promuovendo un piano condiviso e partecipato che si fondi sulla filosofia open source. Non si tratta di costruire una città più tecnologica per pochi, ma, al contrario, una città più semplice, per tutti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Primi sottoscrittori:

Donatella Gobbi - Avvocato

Francesca Predicatori - Fisica Ambientale

Luisa Ceni - Commercialista

Federica Collato - Socia di impresa

Beatrice Rappo - Coordinatrice progetti sociali

Stefania Zivelonghi - Commercialista

Dennis Pini - Commercialista

Luca Quattrone - Imprenditore

Antonio Bottega - Professore universitario in pensione

Giorgio Mion - Professore universitario

Alessandro Anti - Commercialista

Italo Sandrini - Avvocato

Andrea Rossi - Medico

Carlo Rugiu - Medico

Giulia Adami - Ricercatrice in storia dell'arte

Andrea De Manincor - Regista e attore professionista

Massimiliano Valdinoci - Architetto

Paola Marini - Storica dell'arte

Mattia Marino - Notaio

Alberto Martini - Musicista

Marco Lorenzini - Medico in pensione

Giuseppina Vellone - Psicoterapeuta

Massimiliano Zanetti - Consulente del lavoro Verona

Carla Veronesi - Insegnante 

Claudio Bolcato - Intermediario assicurativo

Roberta Camerlengo - Libraia

Stefano Soardo - Musicista

Pietro Rizzo - Ristoratore

Mauro Galbusera - Assicuratore

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