• Redazione Traguardi

AGSM: fra fughe in avanti e marce indietro, un’azienda in balia di una maggioranza instabile


Traguardi analizza l’assurda vicenda della principale municipalizzata cittadina dopo il dietrofront di Fratelli d’Italia, Lega e Verona Domani.


La situazione in cui versa AGSM è lo specchio dell’immobilismo della nostra classe dirigente, attentissima quando si tratta di sollevare scontri ideologici e faide interne, ma sempre maledettamente assente quando in gioco c'è la strategia di lungo periodo da dare alle nostre aziende partecipate.

L’ultimo episodio, in ordine cronologico, la frenata di Lega e Verona Domani prima, e di Fratelli d'Italia poi, sull'accordo AGSM-AIM-A2A. Un fulmine a ciel sereno, perché le tre forze sono al governo della città, e ci si aspetterebbe che, almeno fra di loro, riescano ad andare d'accordo. E invece no, perché al centro delle loro preoccupazioni ci sono sempre mille ragioni, ma mai l'unica che dovrebbe pesare: il benessere e la crescita dell'azienda.


Ripercorrere la vicenda della principale municipalizzata veronese a partire del 2017 è un'ottima cartina tornasole per constatare la totale assenza di visione da parte del Socio di AGSM, ossia il Comune. Si inizia con la nomina di Croce al vertice, a saldo di un debito elettorale, seguita a poco più di un anno dalla sua defenestrazione; si continua con la mancata nomina del Direttore Generale, con gara bandita ma mai conclusa in ragione - così è stato dichiarato - dell'assenza di profili all'altezza del ruolo: risultato, la nomina di un interno che invece, guarda caso, aveva proprio il profilo perfetto. Qualche mese fa, il voto pressoché unanime sull’in house di AMIA, azienda tuttora sprovvista di Piano Industriale e, notizia di questi giorni, appunto lo stop alla strategia di Finocchiaro sulle alleanze industriale, fin qui considerata la via maestra da seguire.


In un mondo che sta cambiando rapidamente e radicalmente, in cui le aziende del settore energetico diventano se possibile ancora più strategiche, Verona scopre l'assoluta inadeguatezza della sua classe dirigente. Una compagine immobile, che si crogiola nello status quo preoccupata solo di difendere bassi interessi di parte, senza una visione di futuro.


Per parte nostra, Traguardi ha messo le cose in chiaro fin dall'inizio di mandato, sulle partecipate in generale - chiedendo di modificare i regolamenti per valorizzare la valutazione delle competenze dei candidati - e su AGSM in particolare. E la nostra posizione l'abbiamo ribadita anche di recente: non può esserci preclusione verso nessun partner industriale, ma serve un approccio di assoluta trasparenza che metta in competizione le varie proposte ricevute dall'azienda. È l’unico modo per poter consentire una valutazione obbiettiva e fugare il sospetto di interessi particolari.


Ad AGSM serve una strategia chiara incentrata su rinnovabili ed economia circolare, non giochini di bandiere per la paura di non disporre più del controllo sull'azienda da parte dei partiti. Osservando questo teatrino dell’assurdo, classico esempio di gattopardismo per cui «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», siamo preoccupati. Perché non c'è nulla di peggiore, per un'azienda che voglia essere competitiva, dell’immobilismo e l’assenza di idee. Perché Verona ha già visto negli anni la perdita o l'indebolimento di altri asset importanti, e sarebbe grave se capitasse lo stesso anche ad AGSM in ragione di un'alleanza sbagliata.


La domanda che sorge spontanea è: la politica, se non dà la strategia, cosa ci sta a fare? Che ruolo ha il Socio se non tira le fila e guarda al futuro delle proprie aziende?

Un atteggiamento grave quando di mezzo c'è una società importante come AGSM, ma che diventa gravissimo e drammatico quando riguarda la gestione del Comune di Verona, nella quale riconosciamo la stessa carenza di indirizzo politico, la stessa incapacità di dare alla città una direzione per il futuro.

Nei prossimi tempi Verona dovrà affrontare cambiamenti ben più complessi della fusione di AGSM: come potrà far fronte a queste sfide se la politica continuerà ad chiudersi in se stessa, nascondendo con la scarsa trasparenza la propria mancanza di visione?


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