• Redazione Traguardi

Chiamateli pure beni di lusso, per noi sono una necessità

Beatrice Verzè, Consigliera di Traguardi in V circoscrizione, presenta le proposte di Traguardi per interventi comunali finalizzati a ridurre i prezzi degli assorbenti femminili.


"Le mie cose”. “Quei giorni del mese”. “Problemi da donna”.

Possibile che non riusciamo a chiamare le cose con il loro nome? Possibile che dietro alle parole che usiamo si celi un così evidente imbarazzo? Il ciclo mestruale, così si chiama, ha da sempre avuto una connotazione negativa, una vera e propria percezione che mette le proprie radici nel disagio, quasi a dover nascondere la sua stessa esistenza. Se non riusciamo a nominarlo o se facciamo perfino fatica a parlarne, non possiamo stupirci se rimane un tema marginale, secondario o addirittura insignificante, per la politica in primis.


Accanto ad un tabù che fino ad oggi non siamo riusciti a far cadere, rimane immutata la battaglia che riguarda gli assorbenti, rientrati fiscalmente a far parte dei “beni di lusso”. La correlazione stride e fa un po' ridere, soprattutto perché a differenza dell’acquisto di un’automobile, il ciclo non possiamo né decidere di averlo (oppure no), né decidere quale impatto economico potrà avere sulle nostre tasche. Rimane, dunque, scandaloso che gli assorbenti, come i pannolini per bambini, non rientrino ancora tra i beni di prima necessità, perché nessuna donna, come nessun bambino, può farne a meno. Si tratta, in effetti, di un aspetto fisiologico che accomuna ciascuna donna di età compresa, di media, tra i 13 e i 50 anni. Insomma, gran parte della propria vita passata ad usare assorbenti, circa 12 mila.


In Italia dopo diverse richieste e mobilitazioni da parte di associazioni come “Onde Rosa” e da parte di diversi esponenti politici, il Decreto Fiscale 2019 ha previsto una tassazione ridotta dal 22 al 5 per cento per gli assorbenti compostabili e biodegradabili. Sì, una riduzione fatta a metà, una riduzione che riguarda gli assorbenti meno utilizzati, difficilmente reperibili e più cari. Gli altri restano al 22%, una delle aliquote più alte d’Europa, non solo per gli assorbenti, ma su tutti i beni generici. Qualcuno dice che è meglio di niente, ma credo che il tempo per accontentarsi sia finito, soprattutto alla luce degli esempi virtuosi che hanno fatto della “Tampon Tax” una battaglia vincente. C’è infatti chi ha dato una scossa fornendo gratuitamente a tutte le donne il necessario per far fronte al ciclo mensile, come ha fatto recentemente il governo scozzese, e chi ha azzerato l’iva su tutti i prodotti di igiene femminile o chi l’ha abbassata drasticamente, come in Francia, Gran Bretagna e Paesi bassi, ormai da parecchio tempo.


Se il governo italiano non si dà da fare quantomeno riducendo l’IVA su tutte le tipologie di assorbenti facendole rientrare tra i beni essenziali, non ci resta che ricorrere ad interventi locali e territoriali. Un piccolo Comune in provincia di Pisa, Guardistallo, ha attuato uno sconto del 22%, pari all’IVA, su tutti gli assorbenti venduti nelle proprie farmacie comunali. L’Iva, in sostanza, la paga il Comune che non effettua un ricarico sul prodotto. A Verona si potrebbe fare lo stesso, alleggerendo così il carico economico per donne e famiglie, dando al contempo il giusto peso ad una vera e propria necessità.


Accanto ad interventi di questo genere, potrebbe essere efficace fornire gratuitamente tutte le scuole veronesi di prodotti per l’igiene intima femminile, come viene già fatto in diverse scuole e università con l’iniziativa “Assorbente sospeso”; questa volta sarebbe il Comune a farsi carico della spesa. Un modo per parlare di mestruazioni e per renderle anche agli occhi delle giovani generazioni per ciò che sono, un fenomeno normale che va trattato come tale, cercando di abbattere una volta per tutte quel muro di vergogna che ci portiamo dietro fin da bambine.


Chiamateli pure beni di lusso, per noi sono solo una necessità.


Beatrice Verzè

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