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Cosa rende una città a misura di giovane?

Caterina Bortolaso spiega perché la Verona del futuro deve e può essere a misura di giovani.






Per rispondere a questa domanda è imprescindibile avere un quadro generale della condizione dei giovani in Italia. Partiamo dai nostri invidiabili record: in Europa siamo gli ultimi per occupati giovanili e i primi per “neet” (22,2% tra i 15 e i 29 anni), l’acronimo con cui si indicano i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non si trovano nel sistema scolastico. Si stima poi che negli ultimi 10 anni ben 250mila giovani abbiano lasciato l’Italia.


Ma non è tutto, perché la categoria è già da qualche anno in costante diminuzione: infatti nel 2018 gli over 60 hanno superato gli under 30.

Si tratta di un trend che non pare destinato a fermarsi, visto l’innalzamento dell’età media e il tasso di natalità italiano tra i più bassi d’Europa (1,3 figli per donna) anch’esso in decremento: nel 2019 le nascite hanno toccato i minimi storici dai tempi dell’Unità d’Italia. L'età media in cui si lascia la casa dei genitori in Italia è dei 30 anni, precisamente 30,1, contro la media europea di 26. Inoltre la percentuale dei giovani tra i 25 e i 34 anni che ancora vivono con i genitori in Italia è il 49,3%: praticamente uno su due.

Il giovane non è un target politico: non esiste welfare per giovani, ma solo un grande vuoto dalle scuole medie fino alla pensione.

E questo vuoto è colmato, quando ciò è possibile, dai patrimoni familiari, accumulati in periodi più floridi e tramandati di generazione in generazione. È questo ciò che viene definito welfare familistico: il giovane è un’appendice della famiglia e il suo tenore di vita, nel bene e nel male, è determinato da essa. Questo spiega anche il fatto che l’ascensore sociale in Italia sia bloccato: secondo OXFAM, se la famiglia appartiene al 10% più povero ci vogliono cinque generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale.

Ma la tragica novità è che anche il paracadute familiare si sta erodendo, perché le stesse famiglie stanno esaurendo le proprie risorse. E allora la politica dovrà tornare a occuparsi dei giovani. A partire dalla dimensione locale.



E Verona? Ricade nella statistica? Sì e no. Per esempio, i tassi di “neet” e disoccupazione giovanile sono di molto inferiori a quelli descritti e in generale il livello di benessere e ricchezza familiare pare più diffuso. Ma Verona non è esente dalla crisi demografica, né tantomeno dalla cosiddetta “fuga di cervelli”. Anche qui è necessario invertire la rotta, partendo da una semplice domanda: perché un giovane dovrebbe restare o venire a Verona? Purtroppo questo genere di domande da molti anni non figurano ai primi posti dei programmi elettorali e rimangono spesso inascoltate. La ragione per cui questo accade è legata a quanto detto finora: è una questione prettamente numerica. Si tratta di istanze che hanno uno scarso ritorno elettorale.

Proviamo allora a rispondere noi a questa domanda. Una città per giovani è in primo luogo una città dove si può formarsi e studiare. Una città per giovani è una città in cui i giovani possono essere autonomi al 100%.

Possono vivere da soli (e questo implica avere un lavoro dignitoso), possono muoversi autonomamente e in sicurezza senza dover comprare una macchina o prendere quella dei genitori in prestito. Anche la vita sociale e culturale è essenziale. Senza scomodare la movida, è chiaro che in questo rientrano anche andare a ballare e divertirsi, spazi di aggregazione e offerta culturale variegata. È mettere le associazioni al centro. Una città per giovani è anche una città in cui una giovane coppia può decidere di avere un figlio, sentendosi supportata. Non solo dai nonni.



Quindi concretamente da cosa partire? A livello comunale c’è molto che si può fare. A partire da misure per gli affitti, come affitti calmierati per giovani e giovani coppie. Si potrebbe incentivare il canone concordato, come sta facendo il Comune di Milano, o implementare nuovi modelli di coabitazione. Ma tutto ciò resterebbe comunque lettera morta senza incentivi al lavoro e all’imprenditoria giovanile. È un aspetto che deve essere tenuto in considerazione, per esempio nella riqualificazione di spazi: andare oltre il residenziale e il commerciale, prevedendo spazi riservati ad under 35 per attività e servizi. Manche percorsi di affiancamento a iniziative imprenditoriali e misure di sostegno a tirocinanti e praticanti. Si deve poi intervenire al più presto sui mezzi pubblici di trasporto e sulla mobilità sostenibile, rendendo la città accessibile anche a chi non può permettersi una macchina di proprietà. È un percorso avviato, ma che deve essere accelerato e perfezionato. Bisogna agire in maniera strutturale su capienza e costi degli asili nido, anche nell’ottica di sostegni a giovani famiglie, materie su cui abbiamo presentato innumerevoli proposte. Ma anche introdurre bandi per associazioni, concorsi di idee, messa a disposizione di spazi comunali in disuso. Non sono sogni, ma proposte a costi abbordabili nei limiti delle risorse comunali.

Il futuro può essere qui.




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