• Redazione Traguardi

Il “Draghi” di Verona non si chiama né Tosi né Sboarina.

Serve un’alleanza larga che unisca liberali e progressisti, con valori comuni e un progetto chiaro per la città.

L’entusiasmo che il nuovo governo Draghi riscuote in città non può che farci piacere, perché quella formula, ossia parlare di temi e soluzioni concreti invece che di bandiere, è quella che Traguardi propone da ormai due anni, invitando tutte le forze veronesi che si riconoscono nei valori comuni dell’europeismo, dei diritti e della crescita a fare fronte comune per aprire alla città una nuova stagione di benessere. Un invito che oggi rilanciamo con maggiore forza di prima, convinti che ci sia molto in comune fra esponenti di alcuni movimenti e partiti tradizionalmente divisi dalla polverosa etichetta di “destra” e “sinistra”.


Ci rivolgiamo al quel mondo moderato e liberale che ha avuto modo di rimarcare la propria identità europeista con il modello Draghi, perché compia una riflessione sulla necessità di uscire dall’angolo in cui l’ha relegato la maggioranza sovranista che governa Verona e di riacquistare il proprio posto all’interno di un progetto condiviso sulla Verona del futuro. Chi ha fatto della difesa dei diritti e delle libertà individuali, del valore della competenza e del merito il fondamento della propria azione politica oggi più che mai può e deve sedere allo stesso tavolo.


La destra unita è solo la scialuppa di salvataggio di un'amministrazione uscente che, non potendo vantare successi, cerca di affidarsi a ideologia e posizionamento per ottenere il consenso degli elettori. Così come lo sono i riposizionamenti continui di chi la città l’ha già governata in passato, Tosi, che ora cerca di rivendicare un modello di amministrazione del tutto inadeguato al tempo attuale e incompatibile con i punti cardine del programma di Mario Draghi, come dimostra l’approccio alla tutela del territorio e dell’ambiente.


Verona ha bisogno di un colpo di reni tanto quanto l’Italia, e per ottenerlo occorre unire chi vuole un’amministrazione efficiente (dove la politica sovraintende dà l’indirizzo, ma non distribuisce poltrone), un Paese e una Città saldamente collocati in Europa, un programma di rilancio di Verona che tenga conto delle nuove sfide globali, a partire da quella climatica. Per questo un patto fra liberali e progressisti, che hanno valori e visioni assai più vicini rispetto al confronto con le forze estremiste dell'amministrazione attuale, è possibile ed auspicabile.


FdI, Lega, le finte civiche Battiti e Verona Domani, perennemente impegnate a sciogliersi e ricongiungersi, hanno dimostrato in questi anni più attaccamento a nomine e posizioni che visione per lo sviluppo di Verona. Quanto accaduto con il governo Draghi e la creazione di una maggioranza “Ursula”, con l’aggiunta della Lega entrata in extremis con una carambola degna della migliore arte acrobatico-politica, mette in grande confusione la linea della maggioranza di Palazzo Barbieri, fino all’altro ieri arroccata su posizioni euroscettiche e sovraniste ed oggi in preda a una vera crisi d’identità e di scelte.

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