• Redazione Traguardi

La città è fatta di persone.

La riflessione di Giacomo Cona sulla caratteristica più importante di Verona ed il punto di partenza da cui costruirne il futuro: i cittadini veronesi e la qualità delle loro vite.

Piazza Bra lo scorso marzo

Siamo così abituati a pensare a Verona come ad un insieme di palazzi, piazze e strade, statue, fortificazioni e resti gloriosi di epoche passate, che ci siamo forse dimenticati il suo ingrediente più importante: i cittadini veronesi.

Una città è composta anche di monumenti, che ne testimoniano la storia, il carattere e le tradizioni, che ne risaltano l’unicità, ma vive grazie ai suoi abitanti.

Verona vive di relazioni, attività, movimenti, pensieri, cambiamenti, quotidianità.

Quale periodo migliore del lockdown della scorsa primavera, e di quello di questi giorni d’autunno, per ricordarci di questo? Abbiamo tutti in mente le immagini della Verona immobile e silenziosa degli scorsi marzo ed aprile. Una città stupenda, ma inanimata ed irreale. Una città che sembrava quasi imbalsamata. Ed anche in questi giorni, con la chiusura delle 18 ed il coprifuoco delle 22, con i divieti di assembramento, la situazione non è poi tanto diversa.


Queste immagini però ci ricordano che una città per vivere e per crescere deve pensare a politiche e progetti fatti su misura dei suoi abitanti, di quelli presenti e di quelli futuri.

E quale luogo migliore dei quartieri di una città per mettere in pratica questo? È proprio nei grandi spazi urbani dove i monumenti mancano e la storia diventa sempre più recente, dove il panorama è fatto di case, palazzi residenziali, asfalto e supermercati, che si concentra la maggior parte della vita e della quotidianità di Verona. Ed è in questi luoghi che si deve costruire la città del futuro con e, soprattutto, per i suoi abitanti.

Negli ultimi anni spesso e volentieri le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno provveduto a lustrare i cosiddetti “gioielli di famiglia”, a mettere Verona in vetrina per i visitatori, ad autocompiacersi per la pulizia o la bellezza estetica del centro storico della città.

Hanno però dimenticato di adottare politiche concrete perché la città rimanga attiva e vivibile, produttiva ed attrattiva.

Perché la qualità della vita migliori sensibilmente attraverso l’utilizzo degli spazi e la restituzione ai cittadini di luoghi abbandonati o inaccessibili, attraverso il cambio di destinazione di aree un tempo finalizzate ad altro, attraverso la creazione di servizi nuovi, innovativi e migliorativi.

Chi ha governato e governa Verona ha dimenticato i veronesi, salvo poi invocarli in campagna elettorale.

Molte sono le scelte intraprese solo in funzione di un simbolismo da sfruttare politicamente, senza una logica effettiva di fruibilità e di vantaggio concreto per i cittadini.

Vediamo così intere varianti urbanistiche adottate a mo’ di slogan per rivendicare una presunta visione di riqualificazione della città, per dare a Verona una modernità che è inutile se scollegata da una realtà in cui i cittadini possano goderne i benefici. Vediamo pianificazioni dove, oltretutto, si annidano conversioni occulte di lotti edificabili in edilizia commerciale, sbugiardando qualsiasi racconto di un disegno di riqualificazione per il bene pubblico.

Vediamo, ancora, un grande dispendio di attività politica ed amministrativa sulla gestione di pochissimi singoli elementi turistici della città, mentre mancano totalmente la cura e la manutenzione di aspetti fondamentali per la vita di ogni giorno nei quartieri e nelle circoscrizioni. Vediamo le forze politiche che governano Verona giocare a scacchi contendendosi le nomine di vertice negli enti comunali, mentre quegli stessi enti spesso non sono in grado di garantire servizi e funzioni ai cittadini, o di contribuire al miglioramento di Verona.

Di esempi concreti e recenti ne abbiamo tanti, uno su tutti: il “progetto” del nuovo stadio.

Un’opera tanto ambiziosa quanto vaga, proposta interamente da privati esterni al tessuto cittadino. Per intenderci: non che questo sia di per sé un male, ma la totale mancanza di conoscenza del territorio veronese traspare abbondantemente dalle carte del progetto presentato. Una proposta, cavalcata politicamente e senza indugio dal sindaco, che di difetti ne ha parecchi ma che ha soprattutto un’unica, enorme mancanza: non tiene minimamente in considerazione la vita dei residenti del quartiere.

Un’opera ricca di strutture commerciali, uffici, hotel, parcheggi, pensata altrove e poi posizionata nel bel mezzo di uno dei quartieri residenziali più popolati della città come se nulla fosse, come se anzi fossimo tornati agli anni ‘60 quando l’attuale stadio è stato realizzato in mezzo ad una pianura deserta e quasi totalmente disabitata.

Il difetto intrinseco di tale metodo di progettazione è talmente evidente da rendere di fatto impossibile che questo possa convincere chi attualmente abita il quartiere, tant’è che i pochi cittadini residenti che si dicono favorevoli lo fanno perché sperano, giustamente, in una riqualificazione della zona. Riqualificazione che però sulla carta ancora non esiste, né emerge dalle dichiarazioni fatte dal sindaco in questi anni.



Il rendering del progetto nuovo stadio


Ma lo stadio non è certo l’unico esempio. Pensiamo al Filobus.

Basterebbe una veloce considerazione delle tempistiche storiche per rendersi conto della totale inutilità del progetto. Approvato ormai più di 10 anni fa, nel frattempo divenuto obsoleto, disegnato su tratte addirittura ridotte rispetto a quelle attualmente percorse dai normali autobus, privo di benefici concreti per i cittadini. Lo dice lo stesso Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, che prevede una variazione di utilizzo del trasporto pubblico dal 24 al 25% in 10 anni. Un cambiamento impercettibile in un arco di tempo in cui la vita di una città potrebbe invece letteralmente trasformarsi.

Un progetto che la stessa amministrazione Sboarina ha rinnegato per anni, dichiarandosi costretta da vincoli contrattuali e cercando giustificazioni nei confronti dei cittadini, gestendolo quindi in maniera disastrosa e dando luogo, infine, ad un braccio di ferro tra Comune e società appaltatrici. Siamo ora in una situazione di stallo che rischia di protrarsi a lungo, facendo tutt’altro che gli interessi dei veronesi, anzi peggiorando la qualità della mobilità in città e quindi la qualità della vita dei cittadini. Tosi, invece, che il Filobus lo ha voluto ed approvato, ora soffia senza vergogna sul fuoco del malcontento dei veronesi.

Filobus a parte, decisioni migliorative della mobilità cittadina mancano completamente e da troppo tempo a Verona.

Potremmo parlare a lungo anche delle scelte legate all’edilizia privata che negli ultimi anni hanno consentito la realizzazione di numerose nuove strutture commerciali, trascurando la riqualificazione di vaste aree fondamentali per la vita nei quartieri.

Potremmo parlare della totale mancanza di cura e manutenzione del verde, della cui importanza ci siamo resi conto solo quest’estate quando eventi meteorologici drammatici, sebbene purtroppo ormai sempre più ordinari, ci hanno portato via centinaia di alberi.



Cantieri del filobus nei quartieri


La lista è ancora lunga, ma le conclusioni sono già chiare: nessun grande intervento è stato fatto su misura dei cittadini.

Le opere portate a termine hanno avuto finalità simboliche e politiche e procurato profitto ai privati, dell’utilità per la comunità dei cittadini nessuna traccia.

Verona conta poco meno di 260 mila residenti, l’88% circa dei quali vive nei quartieri fuori dal centro storico, praticamente 9 veronesi su 10.

È proprio nei quartieri periferici che troviamo servizi pubblici peggiori, una pianificazione urbanistica più approssimativa o assente, meno sicurezza, livelli di traffico sempre più insostenibili, meno verde e più asfalto, in generale una qualità della vita peggiore.

L’equazione semplice che possiamo ricavare da questo è che la quasi totalità dei progetti urbanistici, viabilistici, infrastrutturali, ambientali, culturali e sociali dovrebbero concentrarsi proprio nei quartieri, con l’obiettivo di rendere migliore la vita della stragrande maggior parte dei veronesi che in quelle zone vive.

Riqualificare, questo verbo così abusato, altro non è che far rivivere le aree dismesse, farle frequentare, visitare e riscoprire dalle persone, 7 giorni su 7.

Le grandi opere devono essere finalizzate a recare beneficio alla comunità dei residenti, possono funzionare solo se alzano il livello della qualità della vita, se attraggono in città nuove persone, lavoratori e famiglie, se assicurano ai giovani un futuro a Verona.

Sicurezza è vivibilità. È frequentare le strade e le piazze della città riempiendole di eventi, di relazioni e scambi, non certo di controlli, multe o arresti in diretta TV.

La città è fatta di persone. Una verità semplice, ma dimenticata.

Spesso si parla di Verona come se fosse un soggetto astratto, una sorta di essere mistico fatto di parole e raccontato dai titoli di giornale.

Ma la città sono i cittadini, la città sono i veronesi. I quartieri sono i veronesi.

Forse la più grande lezione che il Covid-19 può lasciarci è questa. E quando il virus non ci sarà più, e sarà il tempo di ripartire e ricostruire, non dovremo dimenticarlo.

Mettiamo questa considerazione al primo posto dell’agenda politica cittadina, e costruiamo la Verona del futuro per i veronesi.

Giacomo Cona

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