• Redazione Traguardi

Quella linea sottile che divide la libertà dallo scandalo

Aggiornato il: 6 giorni fa

La riflessione di Beatrice Verzè, consigliera di Traguardi in Quinta circoscrizione, sulla vicenda della maestra torinese licenziata a seguito di un caso di revenge porn.




La parola “revengeporn” nell’ultimo anno è entrata a far parte del nostro vocabolario, di programmi televisivi e quotidiani nazionali.

Oggi questo fenomeno non solo ha un nome, ma è anche previsto e punito da una fattispecie penale. I fatti di questi giorni, però, dimostrano chiaramente che non basta parlarne, non basta l’articolo 612 ter del Codice Penale e non basta neppure far finta di averne compreso il contenuto.


Dietro al licenziamento della maestra di Torino, "colpevole" di aver mandato foto intime al proprio compagno, giace un comparto sociale che non sa distinguere la vittima dal carnefice, il concesso dal proibito, la libertà dallo scandalo, la serietà dall’indecenza.


Mi piacerebbe dire che non c’entra nulla il fatto di essere donna, non c’entra nulla la cultura patriarcale, non c’entra nulla il ruolo che ci viene chiesto di ricoprire fin da bambine. Mi piacerebbe dire che non c’entra nulla la leggerezza con cui si concedono “goliardate” agli uomini e la fermezza con cui si condanna la libertà sessuale di una donna. Mi piacerebbe, ma purtroppo tutto questo c’entra eccome.


Finché si useranno due pesi e due misure, finché la strada per una donna continuerà ad essere più impervia rispetto a quella di un uomo e finché sarà il comportamento della maestra a essere considerato indecente, e non quello di chi ha indebitamente diffuso il suo contenuto privato, il nostro Paese non potrà mai essere un luogo egualitario e progressista.


Non so dirvi quale siano i mezzi per arrivarci, ma posso dire quale, urgentemente, dovrebbe essere il nostro obiettivo, come donne e come uomini, da qui ai prossimi anni: la parità. Una cultura paritaria non permette che si verifichino episodi come questo, non permette che la sessualità di una donna valga meno di quella di un uomo, o non valga affatto, non permette che esistano solo parole, articoli del Codice Penale e programmi televisivi, ma crea una comunità coesa, coraggiosa e giusta che sa tutelare e condannare.


Una cultura paritaria tra i sessi mi permetterebbe di scrivere tutto questo senza che qualcuno possa sentirsi in diritto di dire “ecco la femminista esagerata”, “certe cose non si mandano in giro”, “siete vittimiste e frustrate”. Dobbiamo costruirla, questa cultura, donne e uomini insieme, trovando i mezzi giusti per arrivare a quell’obiettivo, nelle nostre vite, nel luogo di lavoro e nelle nostre città. Nel frattempo, diamoci da fare, affinché la prossima volta, chi è davvero vittima non venga ripagata con un licenziamento, ma con il supporto, vero, di una comunità.



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