• Redazione Traguardi

Un Paese che sa solo attaccare i giovani che futuro ha?

Riportiamo la lettera inviata da Pietro Trincanato al quotidiano L'Arena in merito alla polemica su giovani e "movida" nella Fase 2.


Caro Direttore,


il dibattito locale e nazionale (Aldo Cazzullo sul Corriere, per dirne una) su giovani e movida - sgraziato sostantivo invalso nel discorso pubblico forse anche in virtù della sua bruttezza - è lo specchio desolante di un Paese nemico dei giovani. E il caso di Verona, con le polemiche su piazza Erbe e la reazione muscolare del Sindaco, non fa purtroppo eccezione.


Non che non si debba biasimare e punire chi non rispetta le regole - dovrebbe essere così a qualsiasi età! - ma ancora una volta, appena se n'è avuta l'occasione, i giovani sono stati messi alla gogna. "Incoscienti", "deficienti", il Sindaco che si dichiara "incazzato": un lessico duro e sgraziato che, nella nostra politica sempre attenta a non scontentare nessuno, difficilmente potremmo immaginare rivolto ad altre categorie (un assessore che minaccia «quei deficienti degli anziani" farebbe un po' strano, no?), ma per parlare di giovani e giovanissimi, quando sbagliano ma non solo, tutto è ammesso. Concessioni lessicali che tradiscono pregiudizi e pensieri diffusi che ormai da tempo attanagliano il nostro Paese, e la nostra città in particolare.

Di giovani si parla, ma lo si fa spesso per attaccarli, per metterli in riga, per trattarli come perenni ragazzini. E, del resto, sono le politiche stesse a renderli tali, rubando il loro futuro con debito e spesa fuori controllo, negando loro qualsiasi prospettiva e opportunità che vada al di là dell'uscita al bar.

L'emergenza Covid lo ha confermato: giovani e giovanissimi hanno sopportato lo sforzo in assoluto più pesante, in tutti gli ambiti, sotto ogni punto di vista. È stato chiesto loro un sacrificio di solidarietà per proteggere il Paese da un rischio che solo in minima parte li riguardava, di accettare di perdere opportunità e benessere futuri per salvare un'altra generazione. E i giovani hanno accettato. A parti invertite, quando analogo sacrificio è stato chiesto per le pensioni, la risposta degli "adulti" e degli "anziani" è stata ben diversa: nessuna solidarietà intergenerazionale, cavatevela da soli!

Chi oggi ha meno di 35 anni si ritrova a soffrire la seconda crisi economica epocale nel giro di pochi anni, che aumenterà ancora di più la cancrena del nostro mercato del lavoro. Negli scorsi mesi i più giovani hanno accettato che l'intero sistema produttivo si fermasse per due mesi e di pagarne per decenni le conseguenze, fatte di enorme debito e di minore benessere. Eppure, salvo qualche paternalistico riconoscimento per "essere stati bravi", il Paese sembra non essersene accorto. Scuola e università dimenticate, nessun intervento a tutela specifica del lavoro giovanile, addirittura l'infame attacco agli specializzandi avvenuto nella nostra regione. Se i giovani finiscono in prima pagina, è perché bevono, perché sporcano, perché fanno rumore. Ma se si usasse lo stesso metro per attaccare chi quotidianamente gambizza il loro futuro, giornali e tv finirebbero per non parlare d'altro.


È nata, qualche giorno fa, la bella iniziativa AssembraMenti, che fa il punto (e le pulci, con dati copiosi e ben analizzati) sulle diseguaglianze generazionali. Ne fanno parte anche dei giovani veronesi: forse potremmo smetterla di ridurli a una massa informe di consumatori di spritz, e iniziare ad ascoltarli di più.

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