• Redazione Traguardi

Vendita Palazzo Verità-Montanari: un errore da ogni punto di vista

Un’operazione che riporta alla memoria le vendite dell’era Tosi, una ferita ancora aperta per la città. E in cui a perderci sarà l’Accademia di Belle Arti, che negli anni ha investito nel palazzo messo in vendita dal Comune.


«La scelta di vendere Palazzo Verità Montanari è una scelta sbagliata da ogni punto di vista», esordisce Pietro Trincanato presidente del Movimento Traguardi, «in primis da quello storico, perché il palazzo è stato ricevuto in eredità da Giacomo Montanari, figlio di Carlo martire di Belfiore, e rappresenta pertanto una storia nobile della città e della sua classe dirigente. La sua cessione sarebbe l'ennesimo schiaffo ai tanti filantropi che hanno illustrato Verona negli ultimi due secoli con la loro generosità».


«L'amministrazione Sboarina porta così avanti il terribile uso, iniziato dalla precedente, di liquidare (o tentare di farlo) i palazzi a destinazione culturale donati alla città, come Forti e Pompei» continua Trincanato, «aggiungendo l’errore di non guidare i processi: si vende un edificio storico in pieno centro, con un ampio volume, senza indicarne la destinazione, lasciando ancora la palla all’iniziativa dei privati, che è legittima ma va indirizzata».


«Il tutto viene gestito come una banale partita immobiliare, gioco facile e molto amato dalle amministrazioni, ma pericoloso. Continuiamo a leggere annunci di nuove strutture legate all'ospitalità, dobbiamo aspettarci il medesimo destino anche per Palazzo Verità Montanari? Seguendo una logica di profitto, sì, ma il comparto alberghiero rischia di uscire sovradimensionato rispetto alle necessità della città», conclude il presidente di Traguardi.


Secondo Giulia Adami, componente dell'Assemblea dei Soci dell'Accademia: «l'errore è proprio nei confronti dell'Accademia, vera vittima della vendita, che negli anni ha direttamente investito sul Palazzo, promuovendo anche iniziative legate all'Art Bonus, e che ora vede i propri sforzi dissipati nella vendita del palazzo con maggior profitto, senza essere in alcun modo risarcita. Anzi, vedendosi condannata a un lungo calvario in attesa che la nuova sistemazione sia pronta, e senza poter nel frattempo investire sulla sede attuale, ormai in vendita».


«Manca una pianificazione seria, non c’è stata un’indagine sistematica sui bisogni dell’istituzione e degli studenti» continua Adami. «Che l'Accademia abbia bisogno di spazi è noto, ma forse bisognerebbe riflettere sul dove e sul come procurarli, invece di procedere ad un traumatico sradicamento a favore della zona dell'Arsenale, promettendo una sede in data da destinarsi e in un quadro nel quale, anche a lavori ultimati, l'Accademia rischierà di trovarsi come una cattedrale nel deserto».


«Questa iniziativa dimostra l'estrema faciloneria con cui il Comune ha gestito la partita Arsenale, promettendo risorse che l'amministrazione non ha e che la costringono, ora, ad alienare beni comuni, ricevuti per donazione da privati, per spendere su un cantiere che durerà a lungo, privando un'importante istituzione scientifica e culturale della città della propria sede storica (almeno dal Dopoguerra) alla vigilia del completamento di un progetto strategico come la Statalizzazione», aggiunge e conclude Trincanato.

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