• Redazione Traguardi

Verona prova a ripartire, ma se l’amministrazione tira il freno non andrà lontano

Le frasi fatte sull'amore per Verona non bastano a fare una strategia. E così nel pieno della stagione turistica, Verona si ritrova con i musei chiusi, senza eventi, con i servizi dimezzati. Unico focus, il mordi-e-fuggi, a riprova che l'emergenza non ha insegnato nulla.


Domenica 21 giugno, primo giorno d'estate, festa internazionale della musica, Verona baciata da un sole non ancora torrido.

Scenario ideale per un weekend - magari lungo - in una città d'arte, cultura, spettacolo. Si arriva in stazione, si prende l'autobus verso il centro, si lasciano i bagagli e via a esplorare la città: una visita al museo, una capatina a una mostra temporanea di cui si è letto sui giornali nazionali, una passeggiata fra le vie della città e, gran finale, giro in funicolare per ammirare la città prima di assistere a un concerto o a uno spettacolo. Uno scenario da favola, appunto, perché a Verona nulla di tutto questo è possibile.


Mentre gli esercenti e gli operatori del turismo sudano sette camicie per ridare slancio a una stagione in affanno, chi amministra la città attende immobile, facendosi sentire solo quando c'è da lamentarsi per la crisi (come se in altre città, che già si stanno muovendo, fosse un’estate normale) o per qualche foto nei locali, unico gesto di (inutile) sostegno. Perché nei momenti emergenziali la Politica deve agire, non farsi vedere.


I visitatori che pure hanno deciso di venire a Verona hanno trovato una città con gli autobus a regime ridotto, senza uno straccio di programmazione artistica - ad eccezione delle benemerite iniziative private di Teatro Nuovo e Cinema Fiume - con la Funicolare e la Torre dei Lamberti (entrambi gestiti da un'azienda comunale, Agec) inspiegabilmente chiuse, con tutti i musei sbarrati - quando anche aprire soltanto lo splendido cortile di Castelvecchio sarebbe stato un segnale importante - ad eccezione di Arena e Casa di Giulietta, nonostante le dimensioni di quest'ultima siano particolarmente inadatte ai protocolli sanitari, la la cui riapertura sbandierata ai quattro venti è la fotografia della politica turistica e culturale dell'amministrazione Sboarina.


Una città turistica, lo sappiamo, non vive solo di bar, hotel e ristoranti: ha bisogno di rendersi attrattiva, oggi più che mai, anche verso pubblici diversi, di prossimità, disponibili a trattenersi per più giorni se viene loro offerta una proposta di qualità. E invece la Verona del dopo-covid è ancora ferma all’idea del turismo massificato, standardizzato, veloce e consumista, che arriva in città, fa una foto al balcone (o, peggio, sotto) beve un caffè e riparte. Non che i due innamorati shakespeariani siano un problema in sé, per carità: hanno reso la nostra città ancora più grande e celebre nel mondo. Ma se tutto si riduce solo a quello, a un luogo-feticcio, allora sì che il problema insorge.


Visitando la città dell’Arena ci si aspetterebbe un programma di concerti, anche piccoli, per dimostrare che si riparte, cogliendo l'occasione del 21 giugno. Nella città di Shakespeare che ricomincia a vivere dopo il lockdown dovrebbe essere possibile imbattersi in esibizioni teatrali distribuite per strade e piazze. Nella città patrimonio UNESCO, strabordante di patrimonio culturale, sarebbe legittimo arrendersi itinerari pensati ad hoc, mostre all’aperto, nuovi percorsi. In una parola, nella quarta città turistica del Paese, l'accoglienza per i primi visitatori avrebbe dovuto essere diversa!


La domanda da porsi è, o dovrebbe essere, molto semplice: perché un turista, italiano o europeo, dovrebbe scegliere di venire a Verona e di passarci tre giorni, o una settimana? Essere una città bellissima non basta e non può bastare. E finché la risposta delle istituzioni sarà questa, mentre in città vicine riaprono musei, si organizzano concerti e spettacoli, si fa programmazione e promozione di alto livello, non basterà mai. Ci dispiace per i nostri ristoratori, albergatori, operatori del turismo e della cultura che senza il vitale sostegno delle istituzioni faranno ancora più fatica a rialzarsi. Ci dispiace, soprattutto, per la nostra amata Verona.

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