• Redazione Traguardi

Digitalizzazione sì, ma con gli strumenti giusti.

La collaborazione fra Comune e Collegio dei Geometri per velocizzare le pratiche edilizie non basta: la generosità dei professionisti è lodevole, ma serve un vero piano per digitalizzare l’amministrazione e offrire servizi ai cittadini.



È notizia di ieri la collaborazione tra Comune e Collegio dei Geometri per velocizzare la digitalizzazione delle pratiche dell’Edilizia privata, aumentate anche a seguito del superbonus del 110%. L’intenzione è lodevole, e la disponibilità dei geometri a prestare aiuto gratuito alla collettività è un segnale importante della generosità dei professionisti veronesi. Ma è chiaro a tutti che la digitalizzazione della pubblica amministrazione, che a Verona è terribilmente indietro, non può essere affidata al servizio gratuito e volontario. In un mondo dominato da smart cities e applicativi digitali, questa collaborazione rischia di essere solo una foglia di fico per nascondere l’inadeguatezza dell’amministrazione.


Lo stress degli uffici legato al “Superbonus del 110%” è solo una parte del problema: nei fatti, è dall’inizio dell’emergenza che i professionisti e i tecnici veronesi lamentano tempi di attesa insostenibili per le pratiche edilizie, anche le più banali. E questo anche perché il sistema è ancora fortemente ancorato sulla documentazione cartacea, alla faccia della smaterializzazione dei documenti. Per questo l’iniziativa è tardiva, e difficilmente risolverà il problema.


Nel 2021 pensare di affrontare le lungaggini con volontari e un paio di scanner è assurdo e velleitario, anche perché il vero tallone d’Achille del sistema resta l’accesso agli atti, come architetti, ingegneri e molti altri professionisti ben sanno: in altri Comuni il servizio è offerto in tempo reale, da noi possono volerci anche quattro mesi, molto di più anche degli altri capoluoghi veneti. È inammissibile!


Lo diciamo da tempo: è ora che Verona intraprenda un serio percorso di digitalizzazione dei suoi servizi e dei suoi uffici pubblici, coinvolgendo gli attori che sul territorio già si occupano di nuove tecnologie, a partire dall’Università. Serve istituire una collaborazione con il nostro Ateneo per elaborare insieme procedure all’avanguardia che rivoluzionino i servizi al cittadino, abbandonando la logica assurda del cartaceo che diventa digitale, ma imponendo un percorso che porti in tempi brevi alla totale digitalizzazione delle pratiche.


Ma occorrerebbe anche integrare i nostri uffici pubblici con personale più giovane, che completi la pianta organica portando con sé competenze e capacità al passo coi tempi. In attesa di un concorso vero e proprio, anche un ricorso intelligente ai bandi europei o al Servizio Civile Nazionale, dove il Comune risulta colpevolmente assente, possono essere una soluzione.

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